Trovarsi a fare i conti con se stesso e la propria vita, donarne il senso quando sai che oramai quest’ultima ti è scivolata dalle mani, cercare di essere un campanello un segnale che risvegli l’uomo (o l’umanità) sempre più indaffarato a comprare pacchetti a cui non fan più nemmeno caso. Spingere l’avventore ad alzare la testa e vedere la meraviglia che ci circonda fatta da quei particolari che continuano a sfuggirci ma che sono metafora dell’essenza stessa della vita.
L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico, breve ma di grande intensità che accompagna per mano lo spettatore in una riflessione personale sulla vita, usando metafore che ci rendono spettatori attivi.
Le lunghe pause, cariche di emozione, il gioco di sguardi forti ed intensi tra l’uomo dal fiore in bocca (Andrea Gosetti) e l’avventore (Massimo Testa), sottolineate dalla musica armonica del violino di Sarah Leo, creeranno un’atmosfera unica per poter assaporare questo dramma geniale di Luigi Pirandello